SCUOLA E TERRITORIO: UN’ESPERIENZA DI RICERCA

L’edilizia rurale tradizionale dell’alta Valle Imagna è stata posta al centro degli studi di alcune classi di tre scuole superiori della nostra città, il Liceo Artistico Giacomo e Pio Manzù, l’ITSG Quarenghi e la Scuola Edile, che martedì 6 maggio hanno effettuato una uscita sul campo. Gli studenti, accompagnati dai loro insegnanti, hanno messo in atto le reciproche competenze – in campo artistico, progettuale e costruttivo – per approfondire le conoscenze del paesaggio costruito in un contesto territoriale particolarmente ricco di manufatti sedimentati nei secoli e ricchi di storia. Il progetto di ricerca sul campo ha inteso favorire un approccio diretto ai luoghi, ai protagonisti del territorio e alle tecniche di lavorazione e applicazione dei materiali tradizionali d’impiego nell’edilizia rurale. L’approccio didattico, multidisciplinare e laboratoriale ha reso particolarmente proficuo il confronto con i manufatti indagati che sono stati analizzati e rilevati nei diversi elementi costitutivi. I circa trenta studenti che hanno partecipato all’iniziativa hanno trascorso la mattinata e il primo pomeriggio di indagine nella corte della contrada Roncaglia di Corna Imagna e nella contrada Feniletti, accompagnati dal direttore del Centro Studi Valle Imagna, dove hanno costruito un percorso di conoscenza del luogo indagato e di rilevazione di alcuni manufatti. In seguito l’attività è proseguita presso la Cava di Berbenno, dove Pietro Invernizzi, precapride e artigiano locale, ha trasmesso loro alcune tecniche di lavorazione della pietra e il suo multiforme impiego nell’edilizia di tradizione. Insieme i ragazzi hanno sviluppato il confronto con le diverse tecniche di rappresentazione del costruito, dal disegno al rilievo, e l’esperienza di lavoro d’equipe ha consentito loro di mettere alla prova le diverse competenze del gruppo. Il Presidente del Centro Studi Valle Imagna, Giorgio Locatelli, ha espresso soddisfazione per l’iniziativa: “Non capita spesso di vedere le scuole così agganciate al nostro territorio e alle sue espressioni salienti di cultura e architettura. Negli anni Settanta un’analoga iniziativa era stata effettuata dall’arch. Cesare Rota Nodari, quando con i suoi studenti aveva rilevato i manufatti della contrada Arnosto di Fuipiano: come quell’azione segnò l’inizio di una rinnovata attenzione ai valori e alle espressioni dei nostri antichi insediamenti, così auspichiamo altre esperienze laboratoriali e multidisciplinari possano mettere al centro di studi e ricerche i beni dell’edilizia rurale oggi a rischio di scomparsa. Un buon inizio per gli artisti, gli architetti, i geometri, gli ingegneri e i muratori del domani”.