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Sull’arma si cade ma non si cede

I Martiri di Cefalonia e Corfù - Settembre 1943

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DESCRIZIONE

Il libro di Don Luigi Ghilardini fa luce su uno degli eccidi più efferati compiuti dall’esercito tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale a Cefalonia, Corfù e nelle altre isole greche.

La Divisione Fanteria da Montagna Acqui si è valorizzata da sé con il suo silenzioso sacrificio. Nessuno può contestare o minimizzare il suo generoso contributo alla Resistenza in quei primi giorni del lontano settembre 1943. Scese compatta semplicemente per l’Onor Militare, per non cedere cioè senza combattere quelle armi che dalla Patria le erano state affidate.

Padre Luigi Ghilardini verga, nel dopoguerra, queste righe rimaste celebri fra i ricordi dei reduci di Cefalonia e dei loro congiunti. Egli è il primo ad affermare che per i soldati italiani non sussisteva alcuna soluzione valida per assicurare l’integrità della vita…

Severe sono da principio le sue considerazioni sulla responsabilità gravissima delle autorità italiane che, nella situazione venutasi a creare a seguito dell’8 settembre 1943 e della resa italiana alle forze alleate, non assunsero alcuna iniziativa per far rimpatriare le nostre truppe, né diedero modo ai Comandi di orientarsi ed organizzarsi in tempo per uscirne nel migliore dei modi.

Le pagine del suo racconto, pur scolpite nel ricordo di ognuno, come è noto restano — infausto segno della storia — a lungo inascoltate.

Dal marzo 1947 inizia non solo il deterioramento delle relazioni Est-Ovest, ma l’avvio di quella che sarà poi la “guerra fredda”. L’idea che ferma la memoria della sorte drammatica toccata alla Acqui è però oggi ormai riconosciuta: il blocco americano, affiancato dalle forze occidentali, riteneva che la nuova Germania potesse nel dopoguerra, da quel momento in poi, avere un importante ruolo difensivo. Ecco dunque improponibile l’ipotesi di rivelare al mondo i crimini dell’esercito del Terzo Reich.

Graziella Bettini, attuale Presidente dell’Associazione Nazionale Divisione Acqui, riassume così le ragioni dell’oblio. Dopo il 1960 — ella aggiunge — la giustizia militare italiana inventa il timbro dell’“archiviazione provvisoria”, formula peraltro non presente nei codici legali italiani. Non c’erano infatti gli estremi per un’archiviazione definitiva, dal momento che i fascicoli — riguardanti appunto le stragi naziste — contenevano indicazioni di nomi, fatti e circostanze ben precise.

Il superamento dell’oblio è storia assai recente e risale agli scorsi anni ’90, con il ritrovamento dell’Armadio della vergogna, come venne definito dalla stampa quello che a Roma, nella sede della Procura Generale Militare, conteneva tutta la documentazione.

La sorte della Divisione Acqui, come pure le spietate rappresaglie seguite all’8 settembre 1943 e anche l’eroica resistenza dei soldati prigionieri nei lager nazisti, nei campi di concentramento russi e tedeschi, acquistano da quel momento nuovo significato e rilevanza storica del tutto particolare.

Ancora la Bettini approfondisce il tema già caro a Padre Ghilardini: non si colse mai il fatto che grazie a quegli eventi l’Italia fu in grado di partecipare alla Guerra di Liberazione a fianco degli Alleati e poté assidersi al tavolo della pace in piena libertà.

È per noi momento sofferto dover una volta di più tornare con la mente su queste circostanze ed anche su quelle più di natura ideologica che si sovrapposero e ulteriormente frenarono il meccanismo della “memoria storica”.

Sta di fatto che oggi da molti storici è riconosciuto ai soldati italiani di Cefalonia e Corfù una sorta di atto di primogenitura o quantomeno di avvio degli eventi già da tempo considerati e studiati all’interno della Resistenza Italiana. È una convinzione, un’idea, forse ancora non presente nei libri di storia che si leggono e si studiano nelle scuole, ma che con fatica — e grazie al pensiero dei reduci e discendenti dei Caduti — si va radicando nelle coscienze, trasmissibile come tale alle nuove giovani generazioni.

Riproporre la narrazione dei fatti redatta a suo tempo da Padre Ghilardini assume dunque, secondo la sua propria volontà, il senso di ritrasmettere la prima completa Testimonianza di quanto accadde.

Altri reduci lo hanno fatto in modo più personale, e secondo i propri ricordi forse più “privati”. Il racconto del Cappellano Militare della Acqui è semmai ai nostri occhi il segno di pubblico riconoscimento di una compiuta memoria collettiva.

Passa fatalmente per questo genere di contributo anche la rilettura delle radici della “Patria ritrovata”, come oggi la viviamo o comunque vorremmo, nonostante la superficialità del contesto culturale in cui purtroppo nei tempi nostri galleggiano le coscienze.

Il valore della Testimonianza si sublima qui, confermato nel dopoguerra e nei decenni successivi, grazie alla unica presenza delle voci dolorose e palpitanti dei compagni reduci. Essi dettano le ragioni di questo imperativo morale che li aveva guidati…

Carlo Azeglio Ciampi è il primo testimone “ufficiale”, in veste di Presidente della Repubblica, recandosi a Cefalonia nel 2001 come rappresentante pubblico. Per lui:

“…la Patria non era morta. Anzi con la loro eroica decisione i componenti della Divisione Acqui ne riaffermarono l’esistenza. Su queste fondamenta risorse l’Italia.”

Un evento ulteriormente decisivo per la “pubblica testimonianza” è poi la presenza dell’attuale Presidente Giorgio Napolitano, che nel 2007 commemora ufficialmente a Cefalonia il 25 aprile.

La data della Liberazione, da sempre più sentita e unanimemente riconosciuta, trova qui finalmente una sorta di ricongiunzione storica con le radici della Resistenza. È il segno del definitivo successo ottenuto grazie alla tenacia — diremmo quasi alla testardaggine — dimostrata nei passati decenni dai sopravvissuti e dai discendenti dei membri della Acqui.

È dunque tutto ciò che permette a noi oggi di celebrare la fonte primaria rappresentata dal racconto di Luigi Ghilardini, rileggendo il suo testo in nuova luce.

Ripubblicare queste pagine — per iniziativa della Sezione di Bergamo dell’Associazione Nazionale Divisione Acqui — segna la riconoscenza generale per il loro autore, per quanto egli fece per distruggere l’oblio e riaffermare il ricordo dei Caduti.

Il volume, a partire dalla prima edizione degli anni ’50, godette di una sua popolarità, seppur forse in gran parte circoscritta ai lettori appartenenti alle famiglie di discendenti e reduci. Il testo risulta ancora oggi vanamente ricercato.

L’approssimarsi della data del centenario della nascita di Padre Ghilardini fornisce ottima occasione per colmare la lacuna e introdurre queste pagine nelle biblioteche private come in quelle pubbliche e scolastiche, ristabilendone il giusto valore nella prospettiva storica oggi creatasi.

La presentazione di questa ennesima edizione acquista un valore simbolico importante, oltreché di approfondimento della prospettiva storica.

Convinti una volta di più che con gli eroi di Cefalonia, di Corfù e delle Isole Greche ebbe inizio la Resistenza rivolta alla nascita della nostra Repubblica, crediamo in assoluto al significato della Testimonianza di coloro che furono protagonisti in tali tempi dolorosi.

Il rilanciarne le parole e gli scritti nell’universo contemporaneo, costruito purtroppo soprattutto sull’illusione mediatica, costituisce il possibile nostro umile contributo alla causa di un futuro più giusto.
Antonia Raffaelli

Don Luigi Ghilardini

Cappellano Militare della Divisione Fanteria di montagna Acqui

Nato il 22 maggio 1911 a Gazzaniga, un paesino situato nella Media Valle Seriana (Bergamo), secondo di sette figli, Luigi Ghilardini viene formato in una famiglia con forti e solide tradizioni cattoliche.

Esprime tempestivamente una personalità ricca di vigore e di generosità umana. A diciannove anni entra nell’antichissimo e prestigioso Ordine degli Agostiniani. Dopo il noviziato trascorso a Pesaro (1930–1933), approfonditi gli studi teologici presso la celebre Università Gregoriana di Roma, nel 1937 riceve l’Ordine Sacerdotale e nella sua azione pastorale privilegia la pedagogia dell’esempio.

L’esercizio del suo sacro Ministero si rivela subito nelle opere eloquenti e trascinatrici, non solo nelle parole. Inizia l’apostolato a Pavia, prima di approdare a Genova dove, per le sue doti comunicative, viene nominato Priore Provinciale di Liguria e Lombardia.

Di spiccata sensibilità, ha sempre riflesso su di sé le ansie e le speranze dei più bisognosi, condividendone gioie e dolori. La carità e l’amore lo guidarono nei momenti più cruenti del secondo conflitto mondiale, per prestare l’assistenza ai feriti e il sostegno morale dei suoi ragazzi.

A Cefalonia restò a fianco dei suoi soldati e successivamente si dedicò con totale impegno al recupero dei resti mortali dei Martiri caduti a Corfù, Cefalonia e in altre località della Grecia (1950–1955). Il triste e prezioso carico fu portato in Patria e tumulato nell’Ossario dei Caduti d’Oltremare di Bari.

Negli anni che seguirono rappresentò un fondamentale riferimento per le famiglie dei Caduti, grazie alla sua costante ed affettuosa presenza, alla sua opera di sostegno per mantenere vivo il ricordo della gloriosa Divisione Acqui.
(Daniella Ghilardini)

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