Loading...

SEGNIdiSEGNI

DESCRIZIONE

CESARE ROTA NODARI: LA CONCRETEZZA DELL’IMMATERIALE

di Edoardo Milesi

Questa è la terza mostra che curo per Cesare, amico e testimone di un tempo in cui l’architettura si faceva in modo analogico, nel quale ci siamo formati con maestri quali Alvar Aalto, Louis Kahn, Tito Spini – del quale Cesare è stato a lungo collaboratore – e poi per me Franca Helg, Marco Zanuso, Carlo Scarpa.

Lo strumento digitale e l’algoritmo hanno senza alcun dubbio migliorato il controllo del progetto, ma forse a discapito del processo post progettuale.I tempi rapidi che la tecnologia propone e impone possono essere rassicuranti, ma non giovano all’ascolto, all’analisi critica delle richieste della committenza, alla guida “onesta” del processo di condivisione e di costruzione mai rettilineo, reso spesso incoerente da pressioni esterne, influenzato da un mercato aggressivo, denso tuttavia di sollecitazioni delle quali occorre tenere conto.

Ciò che in questa mostra desidero esplorare e mettere in luce dell’attività di Cesare, riguarda proprio quella concretezza, anche immateriale, che caratterizzava l’approccio progettuale degli architetti della sua e della mia generazione.

“Concretezza immateriale” significa comprendere che la dimensione materiale dell’architettura – le architetture – non costituisce la sua unica ragione d’essere; l’architettura riguarda piuttosto le conseguenze delle architetture: ciò che esse possono generare in termini di comportamenti, pensiero, stili di vita. In altre parole, la parte politica del pensiero visionario. La polis e la civitas erano i materiali sui quali l’architetto sperimentava. La forma era il mezzo per comunicare. Questo pensiero, che oggi vale la pena analizzare in profondità, rappresenta la vera ragione dell’architettura. Fino all’inizio del secolo scorso esso era dato quasi per scontato, sebbene già al centro di importanti contraddittori.

“La costruzione non è di per sé architettura”, insegnava Louis Kahn. “L’architettura non esiste perché non è misurabile: esiste l’opera di architettura.” E ancora: “L’architettura è interpretare sensazioni e sogni.” Dunque, non è misurabile, non è specialistica, non è tecnica: è emotiva e visionaria, è politica, è arte.

In una società misurativa – dove tutto deve essere quantificabile – questa cifra non è compresa, e di conseguenza quasi mai applicata. Non è così per l’architetto Rota Nodari, per il quale nel progetto è già contenuto il processo che seguirà le sue architetture. E ciò perché – pur essendo un artista visionario e un grande sperimentatore – Cesare non indugia in fughe che potrebbero fargli smarrire i perimetri culturali conosciuti. La coerenza tra progetto e processo gli deriva da un fertile bagaglio popolare, rurale, operoso e religioso che porta con sé e che adotta come approccio metodologico. La sua non è una rivoluzione né una ribellione artistica, ma piuttosto un addomesticamento al moderno di quelle sapienze che custodisce consapevolmente, radicate nel territorio che conosce a fondo e che trasforma quando necessario, fondandosi su basi solide acquisite durante la sua formazione.

RICHIEDI LIBRO