Don Antonio Locatelli, sacerdote della Comunità Missionaria Paradiso, “angelo”
degli alluvionati del Polesine (1951), prete tra gli emigranti bergamaschi in
Svizzera, Belgio e Francia, si è spento ieri mattina nella casa del clero presso
il Santuario di Stezzano.
Il Centro Studi lo ricorda con affetto, riconosce nel suo temperamento vivace e
determinato l’indole della radice valdimagnina, rende onore al suo impegno
sociale a favore dei settori più deboli e fragili della popolazione, riconosce
la sua profonda dedizione alla Chiesa.
Quanti volessero saperne di più, possono leggere la sua testimonianza diretta
pubblicata nel volume “Preti tra i migranti”, realizzato dal Centro Studi Valle
Imagna in collaborazione con l’Ufficio Migranti della Diocesi di Bergamo nel
2013.
“Il coraggio, la tenacia e la forza di volontà, sempre supportati dalla luce
della fede, Don Antonio li ha ereditati dalla sua famiglia. Così come ha
iniziato a vivere in casa propria lo sradicamento e l’emigrazione: già il nonno,
infatti, aveva fatto la scelta del trasferimento dalla Valle Imagna alla
Svizzera e alla Francia. Il legame familiare con la terra e il lavoro era molto
forte, ma la vocazione sacerdotale ha spinto il giovane Antonio a Treviglio, dai
Salesiani, dove ha frequentato il ginnasio per passare, poi, al Seminario di
Bergamo. Destinato dal Vescovo a Berbenno, paese di origine dei genitori, da
giovane sacerdote ha spontaneamente avuto un’attenzione particolare per gli
emigranti. Il paese pareva svuotato della presenza giovanile; c’era la questione
delle elezioni del 1948 con il rientro dei lavoratori dall’estero; forte era
l’esigenza di costruire un progetto sociale per un futuro migliore… Con la
nascita della Comunità Missionaria “Paradiso” lo spirito conciliare si manifesta
anticipatamente in una nuova disponibilità della Chiesa: quei sacerdoti non sono
più vincolati a un solo territorio ed è così che Don Antonio raggiunge il
Polesine, poco prima dell’inondazione del Po. È stata la prima missione
diocesana. In seguito gli viene assegnata la parrocchia di Monterotondo, alla
periferia di Roma. Sia come superiore della Comunità dei “Preti del Paradiso”,
che successivamente in Svizzera, Belgio e Francia, Don Antonio si è messo a
servizio sfidando situazioni quasi impossibili ed è riuscito a realizzare le
premesse per costruire un buon rapporto tra emigranti, Missione, comunità e
Chiesa locale, con una speciale capacità di guardare avanti, con fiducia nel
futuro e traducendo in gioia la consapevolezza di essere prete e di volersi
dedicare ai bisognosi e ai sofferenti. Davvero una bella testimonianza”.