Durante il carnevale bambini in costume, travestimenti, parate, coriandoli,… animano
molte contrade della valle, come l’anticipazione di un tripudio generale della
popolazione che si appresta a lasciare l’inverno alle spalle e anticipa una prima
festa di primavera. Soprattutto nel passato i protagonisti del carnevale erano innanzitutto
gli adulti, che facevano precedere la Quaresima (collegata all’astinenza
e al digiuno) da una settimana di festeggiamenti (i cosiddetti giorni “grassi”).
Tale antichissima tradizione determinava pure un momento di distensione sociale,
ossia aveva una funzione catartica, per sciogliere le tensioni tra le classi e dare
così libera e spontanea espressione alla creatività degli individui, ma molte volte il
mascheramento serviva anche per perpetrare vendette personali o sollevare questioni
sociali represse. A Corna Imagna la leggenda narra che, all’origine del nome della
contrada Fenilmàscher, ci sia un omicidio consumato proprio in un fienile durante
una serata in maschera con balli. Nel Dipartimento del Serio, sotto il periodo
napoleonico, le maschere erano state bandite perchè davano lo spunto per sollevare
e dare forma alle varie “insorgenze” locali. In ordine alla pietà popolare, invece,
guai a mettere sul volto di uomini e donne maschere raffiguranti animali, perchè
söl mostàss gh’è sö ‘l batès. Elementi storici, culturali, religiosi, sociali e politici
si confondono e si compenetrano nelle feste di carnevale.
Per cogliere alcuni di questi aspetti, nell’ambito della festa, tutta bergamasca, di
Mezza Quaresima, dal 24 al 26 marzo 2017 proponiamo tre serate di approfondimento,
di buona cucina e di teatro di contrada in maschera. Saremo
accompagnati in questo percorso dalla professoressa Alessandra Mignatti (storica
dello spettacolo) e dal gruppo di teatro popolare di strada Mascheràda de Berbèn
coordinato da Carlo Musitelli, con musiche e strumenti della tradizione.